Il sirtaki del pigiama.
Se son rose, costano un botto.
Più delle begonie, meno delle orchidee, approssimativamente.
Botanica a parte, scopro per l’ennesima volta che tutto è collegato.
E al solito me ne sorprendo.
Il mondo è omnicomprensivo.
Parte tutto da quel tuo bel pacchettino.
Il peso, la foggia e il contenuto cambiano per ognuno.
Ma c'è la cosa comune a tutti.
La scritta.
Quella fatta a mano.
Il tratto di un pennarellone rosso indelebile:
“MANEGGIARE CON CURA”
c’è scritto sempre così.
E non sempre per quello che c’è dentro.
Quella scatola uno se la tiene stretta.
Che c’è dentro roba che ai suoi occhi vale.
Qualsiasi roba sia.
Ma uno scrigno dei segreti, per sua stessa natura, va condiviso.
Che gusto vi è a possederne uno, altrimenti?
Certo, bisogna che sia il momento.
Certo, bisogna che sia la persona.
E quindi si risolve tutto ai soliti: quando? Chi?
E come capire?
Ma le risposte a questo, invero, sono abbastanza semplici.
Per esempio: chi lo apre, fruga buttando tutto all’aria, si piglia una cosa a caso perchè “magari mi può servire” e te lo ridà stuprato e senza nemmeno ringraziare, non è chi.
Bisognerebbe cercare di non aversene troppo a male: capita.
Lo so: a volte è dura.
Per esempio: se la soglia giornaliera di porchi e puttane supera di più del quintuplo quella media annuale, ecco, magari oggi non è quando. E se non cambia, nemmeno domani.
Bisognerebbe cercare di non pretendere troppo: tanto così è.
Così si è.
Anche se non pare.
Non ci sono tanti cazzi: chi vuol essere lieto sia.
Il momento lo decidi tu.
La persona, entro certi limiti, anche.
Non fare drammi se pigli un granchio.
Calcola solo nelle tue tasche.
Anzi, non calcolare nemmeno in quelle.
E credi un po’ in quel cazzo che vuoi.
Ma credici, di grazia.
Agli scettici, magari, donerai una parvenza di consapevolezza.
Se ti fai i cazzi tuoi, nelle tue convinzioni, si stupiranno molto.
Magari le abbracceranno per una stagione.
Ma solo per cercare di farne moda.
Giunte le inevitabili picche sul progetto, ti starnazzeranno in face.
Come fosse colpa tua.
Come tante oche giulive.
Sbadiglia loro in faccia un sorriso rassegnato.
Smetti i panni del giustiziere: non sono i tuoi.
Tanto nessuno pretende da te nulla: è solo colore.
E di certo, tu non fai niente per loro.
O almeno, non dovresti.